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giovedì 3 luglio 2008

I minerali estratti in dettaglio


Il rame (Cu), in natura, non si trova isolato nella roccia ma combinato con l'ossigeno (O) creando degli idrossidi; rocce di colore rossiccio contenenti 80 - 90 % di rame.

Il minerale madre di queste rocce e la Cuprite (Cu2-O) che si presenta:

  • abito cristallini ottaedrici,cubici, e dodecaedrici, raramente germinati, nonchè in masse compatte a granuli;
  • colore rosso e stria rosso-bruno;
  • trasparenza varia da traslucida a trasparente, ma se esposta all'aria altera diventando opaca;
  • lucentezza è submetallica o terrosa.
Nelle zone di formazione dei giacimenti minerari di rame, dove avviene ossidazione, è associata a vene di rame nativo come la Azzurrite in questo caso.

Il secondo minerale di queste rocce è la Azzurrite ( Cu3(CO3)2(OH)2 ) che si presenta:
  • abito i cristalli sono prismatici allungati o aghiformi (con disposizione raggiata);
  • colore blu scuro nei cristalli, azzurro nelle masse terrose;
  • trasparenza da semitrasparente ad opaca
  • lucentezza vitrea

mercoledì 2 luglio 2008

Storia economica della miniera

La storia della miniera è stata riassunta in un video power point per una più facile interpretazione e lettura dell'attività mineraria ed economica svolta in questa miniera.

martedì 1 luglio 2008

Il lavoro effettuato nella miniera

Nel corso dei lavori si scoprirono le antiche gallerie aperte col piccone e disposte in una maniera tale da far pensare che il minatore lavorasse stando seduto.

Immaginare o ricostruire l’attività che si svolgeva per la miniera conduce alla considerazione di un lavoro certamente molto duro, affrontato con mezzi rudimentali scavando con attrezzi come il punteruolo ed il mazzuolo, e trasportando tutto il materiale accumulato con il solo e unico utilizzo di carriole; infatti non esistevano ne binari per carrelli su rotaia ne tanto meno trenini da miniera, mentre le donne fuori all’aperto sceglievano e smistavano il materiale estratto, poiché non vi erano macchinari per effettuare la cernita.

Il materiale portato fuori veniva selezionato spaccandolo su un “martinetto” : tipo di incudine costituita da un cubo di ferro del peso di circa 50 chili, con una sporgenza laterale a forma di piramide. Dopo la cernita il rame veniva portato a dorso di mulo forse a Genova o a Busalla, perché il paese di Rovegno fu collegato alla carrozzabile solo nel 1920.

Il rame non si estraeva dalla materia prima a Rovegno ma direttamente nelle industri metallurgiche. Infatti nelle miniere il Rame non si trova isolato nella roccia ma combinato in ossidi di rame dando origine ad un materiale di colore rossiccio che conteneva l’ 80-90 percento di rame. E sono le stesse rocce che si trovano attorno al paese di Rovegno. Tuttavia in tale miniera si estraeva anche la azzurrite.

lunedì 30 giugno 2008

Alla scoperta della miniera perduta

Le gallerie erano numerose e si addentravano nella montagna per centinaia di metri; due di queste si chiamavano Genova e sud ovest (dobbiamo credere alle testimonianze perché oggi non si hanno prove della loro passata esistenza) e pare che la prima fosse una delle più ricche di minerale d’Italia.

I puntelli delle gallerie venivano realizzati con tronchi di pioppo che crescevano lungo il trebbia e la cui lavorazione veniva attuata nelle segheria poco distante, a isola di Rovegno. La galleria principale aveva un’altezza di circa due metri ed una larghezza tale da permettere il passaggio nei due sensi delle carriole. All’interno della miniera in corrispondenza di ogni puntello, ad intervalli di pochi metri, erano appese lampade a petrolio per l’illuminazione delle gallerie. In quella principale c’erano dei pozzi verso l’alto dotate di scalette di ferro, che servivano per l’aerazione o come uscita d’emergenza.

domenica 29 giugno 2008

Struttura principale della miniera


I lavori della miniera consistono principalmente in 3 gallerie praticate nel giacimento.

La galleria inferiore,denominata Sadowa (osservabile nella foto sulla sinistra), si apre a circa 45 metri sopra Rovegno ed a 500 metri a sud est di questo villaggio; con direzione dominante nord-est sud ovest.

A 20 metri circa sopra questo primo dislivello, si trova una seconda galleria che ha nome provvidenza(osservabile nella foto sottostante), la quale si apre a breve distanza dalla prima, ed è diretta almeno nel tratto principale da nord ovest a sud est. Questa presenta diverse diramazioni a destra e a sinistra e comunica con un terzo livello più alto denominato Linajuolo (osservabile nella foto alla vostra destra).






Nella galleria di provvidenza si ha un ammasso metallifero che raggiunge il metro e mezzo di spessore. A nord e a sud di questi lavori si possono comunque trovare degli affioramenti in serie di cappelli di ferro, con una ampiezza di circa 400 metri.

sabato 28 giugno 2008

Miniera di Rovegno

Un altro studio svolto dal nostro gruppo è stato eseguito a Rovegno, commissionato dal Dip.Ter.Ris. Per visionare una possibile valorizzazzione dell'antica attività mineraria svolta in questo paese.
Nelle prossime pubblicazioni compariranno le seguenti indaggini eseguiti :


- Struttura dalla miniera;

- Storia della miniera;

- Caratteristiche del minerale estratto;

- Possibile percorso turistico.

giovedì 19 giugno 2008

Il Panorama dei confini dell'endemismo

I confini dell'areale dell'Associazione endemica Saxifraga lingutae si sono mantenuti tali nel tempo grazie alle naturali bariere geografiche:

-Dal pian del Praiet, non lontano dal rifugio Ellena - Soria, il Gelas mostra il suo versante settentrionale, all'ombra del quale si nasconde il ghiacciaio omonimo, un piccolo ghiacciaio di tipo pirenaico. Oggi ormai nevaio perenne a causa del surriscaldamento del globo.

-Dallo spartiacque principale italo-francese; cima, di rocce sedimentarie (arenaria del Permiano), si protende massiccia su tre valli principali: Gesso, Vermenagna e Roya. Punto nodale importante, stacca verso settentrione la lunga catena che s'insinua tra le valli Vermenagna e Gesso nelle quali si posso riscontrare alcune associazioni vegetazionali simili alla Saxifraga lingutae.

sabato 14 giugno 2008

Etimologia e Storia dei Nomi

Etimologia e Storia dei Nomi

Il termine timo deriva probabilmente dal latino Thymis o Thymosus, che significa “che ha profumo” o dal greco Thymos “anima”, o anche dall’Egizio Thm, termine riferito ad una pianta che era utilizzata per il lavaggio delle salme da imbalsamare. Ciò è molto probabile in quanto i suoi pregi medicinali ed aromatici lo rendevano molto adatto per l’imbalsamazione dei cadaveri; mentre gli Etruschi e i Romani lo usavano per le sue proprietà antisettiche e balsamiche.La leggenda vuole che questa pianta sia stata il giaciglio della Madonna durante la sua fuga in Egitto, quando stanca vi si addormentò sopra. Dall’area germanica, dove la pianta conserva il nome di Marienbattstroth, (paglia del letto di Maria), tale leggenda fu assorbita dal Cristianesimo, così come l’usanza di bruciare Timo al posto dell’incenso durante le feste dedicate alla Madonna. La tradizione tedesca pagana ci parla anche della dea Freja, protettrice della pianta a divinità dell’Amore e della Primavera, il cui mito simile a quello di Teseo e Arianna, vuole che dalle sue lacrime nascesse appunto il Timo.
•È ricordato nelle scritture di Dioscoride, Ippocrate, Plinio e Virgilio.
Fra le varie leggende che accompagnano questa pianta, si racconta che nel 1630, nella città di Tolosa durante un’epide
mia di peste, vi erano quattro ladri che immuni da qualsiasi contagio saccheggiavano le abitazioni e depredavano i cadaveri senza alcun problema. Una volta presi dovettero svelare la pozione misteriosa che li rendeva immuni alle malattie: “mettete a macerare in aceto Timo, Lavanda e Rosmarino, strofinatevi bene tutte le parti del corpo e passerete immuni attraverso tutte le epidemie che il diavolo vi manda…”. Tale ricetta passò alla storia con il nome appunto dell’aceto dei quattro ladri.