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venerdì 27 giugno 2008

violaciocca odorata erysimum

•violaciocca odorata erysimum

VARI NOMI
Sinonimi: Erysimum pannonicum Crantz; Erysimum cheirifolium Crantz
-Nomi comuni: Violaciocca odorata
-Nomi regionali:
-Famiglia: Brassicaceae / Cruciferae
-Habitus e forma di crescita: erbaceo bienne
-Forma biologica: emicriptofita bienne

CARATTERISTICHE
-Dimensioni: 40-70 (130 ) cm
-Radice: a fittone, radici secondarie poco sviluppate, al colletto della radice è presente una tunica, formata da resti di guaine fogliari
-Fusto ipogeo: assente
-Fusto epigeo: eretto, ramoso in alto, peli a due punte abbondanti
-Foglie: le basali in rosetta, secche alla fioritura, con peli a tre punte; le cauline obovato-ellittiche con bordo a dentelli spaziati, in numero di 16-34, superiormente in fascetti ascellari
-Infiorescenza: racemo molto ramificato, con 30-50 fiori intensamente profumati con peduncoli pelosi
-Fiori: tetramero dialipetalo attinomorfo; sepali ellittici (1 cm), petali cuneati, giallo-zolfo (1,5 mm), pelosi esternamente; 6 stami, ovario supero bicarpellare
-Frutto: silique lunghe 4-5 cm subparallele, a 4 spigoli, stilo di 2 mm, allargato

HABITAT
-Distribuzione regionale: localizzata nelle Prealpi Giulie, valli del Natisone, Collio, anfiteatro morenico
-Distribuzione altitudinale (metri s.l.m.): 70-850
-Geoelemento : centro-europeo
-Ambiente caratteristico: rupi e muri
-Fioritura: da maggio a giugno

NOTE
-Specie diffusa su terreno calcareo nei pendii rupestri, muri, vigne e nei bordi delle vie.

mercoledì 25 giugno 2008

Saxifraga lingulata


•Saxifraga lingulata


Forma biologica: Camefita pulvinata (Piante con gemme perennanti poste a non più di 20 cm dal suolo e con portamento a cuscinetto.) La pianta alta 20-60 cm con fusti fioriferi legnosi, eretti o ascendenti, glabri e di norma rossastri, ha foglie lineari o lineari-spatolate strette e allungate (2-8 cm), caratteristicamente punteggiate sul bordo da secrezioni bianche di carbonato di calcio che imitano una dentellatura. Questi fusti fioriferi portano infiorescenze a pannocchie dense con numerosi fiori (anche centinaia) spesso disposti unilateralmente, che hanno calice glabro con 5 lobi ovato-ottusi e corolla formata da 5 petali bianchi spatolati generalmente minutamente punteggiati di purpureo.
Il frutto è una capsula. Antesi: maggio-giugno. Tipo corologico: Orofita Sud Ovest Europeo. La Sassifraga lingulata è specie montana dell’Europa sud-occidentale, mentre la sottospecie lingulata è endemica ed è diffusa oltre che sulle Alpi Apuane in alcune località dell’Appennino Tosco-Emiliano estendendosi fino alle Alpi Marittime.
Distribuzione in Italia: è presente con le sue sottospecie in Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna Habitat: E’ una tipica colonizzatrice delle rupi e delle aspre pareti rocciose delle Alpi Apuane, che nel periodo della fioritura a, riesce ad adornare mirabilmente da 400 a 2000 m.
Note di sistematica: Di questa pianta che è senza dubbio tra le sassifraghe italiana la più vistosa e la più ricca di fiori, sono presenti nella nostra flora 3 sottospecie: Saxifraga lingulata Bellardi subsp. lingulata sopra descritta con foglie larghe alla base 2-3 mm che accrescono a 1/5 dall’apice fino a 5-7mm e lunghe 5-9 mm, con punta ottusa o subacuta e con l’areale già indicato.

martedì 24 giugno 2008

Globularia cordifolia




•Globularia cordifolia

Famiglia: Globulariacee
Nome volgare: Vedovella alpina
Caratteristiche: Foglie radicali a rosetta, coriacee, lucide, intere o dentate all'apice; capolino emisferico denso La globularia piccola è una pianta strisciante che forma piccoli tappetini. I fiori, riuniti in capolini solitari di colore grigio-azzurro, sono retti da un piccolo fusto privo di foglie. E' frequente nei luoghi sassosi e nei prati alpini asciutti fino a quote elevate
Habitat: Zona alpina
Fioritura: Maggio giugno

lunedì 23 giugno 2008

Etimologia e Storia

Etimologia e Storia
Una leggenda ungherese racconta che durante una gran pestilenza che non trovava soluzione, nonostante gli umani sforzi, un angelo apparve in sogno al re Ladislao il Santo, il quale gli affermò che all’alba, appena sveglio, avrebbe dovuto tirare una freccia nel cielo; questa gli avrebbe indicato la pianta da dare al suo popolo. Il mattino seguente il Re così fece e la freccia cadde su una Genziana che fu subito somministrata alla popolazione, come indicato dall’angelo, ed il popolo fu salvo. Da allora la pianta in Ungheria si chiama Szent Laszlo Kirali fure erba del Santo Ladislao Re
Altre leggende raccontano di cavalieri colpiti da incantesimi d’amore per la bellezza della pianta, per la magnificenza dei suoi colori e per il suo fascino.Molto complessa e controversa è l’origine dell’etimo. Plinio ci racconta che la Genziana deriva dal greco ghentiané, derivato a sua volta da Genthios, nome del re dell’Illiria che per primo l’avrebbe scoperta. Ma ciò è poco credibile, giacché non ci sono elementi storici probanti tali possibilità. Secondo altri invece sarebbe ricondurre ad un medico dell’antica Roma che presentava omonimia con la pianta. Autorevoli studi moderni affermano, invece, che il legame etimologico sta solo nel fatto che Genthios e Ghentiané presentano assonanza fonetica con Genziana e che la pianta cresce su rilievi montuosi come l’Illiria. In realtà il nome preesisteva già, come si può desumere dal più antico termine latino della pianta, Kikenda, che significa luce, candela, lucciola. L’idea di luce, riferita alla Genziana, non ci sorprende più di tanto se pensiamo alla luminosità del fiore, al suo splendore nel momento della fioritura e se consideriamo che l’erboristeria alchemica annovera questa pianta fra quelle appartenenti al sole, quale espressione del simbolo solare.
La Genziana Lutea o Genziana gialla è una delle più belle fra le parecchie centinaia di specie esistenti; conosciuta sin dall’antichità, le sue proprietà medicinali sono sempre state sfruttate dai medici di tutti i tempi. Plinio il Vecchio (I sec. a.C.) nella sua opera Naturalis Historia, la consigliava quale ottimo amaro-tonico digestivo, per combattere molte malattie dell’apparato digerente. Dioscoride, nel suo trattato De Arte Medica, consigliava la genziana per le sue grandi virtù terapeutiche di tipo solare, legate al suo colore particolare. Durante il Medio Evo era prescritta per combattere soprattutto il mal di madre o isteria e le emicranie latenti o in fase conclamata. Così si legge in un erbario: herba gensiana aliter genziana; ad sanandum habentem malum madronis aut dolerem capitis, accipiat, omni vice, quando sentit dolorem capitis sibi fore venturum…

domenica 22 giugno 2008

Genziana maggiore lutea



•Genziana maggiore lutea


Famiglia: Gentianaceae
Nome volgare: Genziana maggiore
Caratteristiche: È una pianta erbacea glabra perenne, fornita di un robusto rizoma verticale bruno giallastro, nerastro all’esterno e coperto di squame, e giallo vivo e spugnoso all’interno. Nei primi anni la pianta sviluppa soltanto una rosetta di foglie basali; diventata adulta produce il fusto, alto fino a 150 cm, semplice e fistoloso. Le foglie basali, riunite in rosetta, sono ovali-ellittiche, hanno l’apice acuto e al margine interno e alla base si restringono gradatamente in un robusto picciolo. Le foglie del fusto sono sessili, opposte a due a due e amplessicauli. I fiori stellati sono riuniti in fascetti all’ascella delle foglie superiori; il calice è diviso in cinque piccoli denti, la corolla saldata in basso a tubo, è divisa in alto in cinque lobi gialli lineari e lanceolati. Il frutto è una capsula ovale oblunga, che si apre, a maturità, in due parti: i semi sono ovali e di colore bruno chiaro. La pianta impiega da 10 a 15 anni per fiorire, ma può raggiungere anche i 50 anni di vita. N.B. Accanto alle genziane maggiori crescono le piante di Veratrum Album, una liliacea molto tossica difficile da riconoscere al di fuori del periodo di fioritura, ma che si contraddistingue in ogni modo per avere le foglie disposte diversamente (non opposte, ma alterne) e per la pelosità della pagina inferiore.
Habitat: Cresce nei prati e nei pascoli della regione montana e subalpina, è diffusa sulle Alpi, mentre diventa sporadica sugli Appennini. È una pianta protetta.
Fioritura: Luglio – Agosto – Settembre

giovedì 19 giugno 2008

Il Panorama dei confini dell'endemismo

I confini dell'areale dell'Associazione endemica Saxifraga lingutae si sono mantenuti tali nel tempo grazie alle naturali bariere geografiche:

-Dal pian del Praiet, non lontano dal rifugio Ellena - Soria, il Gelas mostra il suo versante settentrionale, all'ombra del quale si nasconde il ghiacciaio omonimo, un piccolo ghiacciaio di tipo pirenaico. Oggi ormai nevaio perenne a causa del surriscaldamento del globo.

-Dallo spartiacque principale italo-francese; cima, di rocce sedimentarie (arenaria del Permiano), si protende massiccia su tre valli principali: Gesso, Vermenagna e Roya. Punto nodale importante, stacca verso settentrione la lunga catena che s'insinua tra le valli Vermenagna e Gesso nelle quali si posso riscontrare alcune associazioni vegetazionali simili alla Saxifraga lingutae.

martedì 17 giugno 2008

Rododendro ferrugineo


•Rododendro ferrugineo

Famiglia: Ericaceae
Nome volgare: rododendro ferrugineo
Caratteristiche: E' una arbusto sempreverde che può raggiungere raramente l'altezza di 1 metro. E' poco ramificato ed ha portamento quasi prostrato. I rami sono legnosi e portano foglie ovali, strette, appuntite, lunghe 3-5 cm, di colore verde scuro brillante sulla pagina superiore e colore ruggine su quella inferiore, con margine intero ripiegato verso al pagina inferiore. I fiori, di colore variabile dal rosa chiaro al rosso porpora, sono piccoli, disposti in corimbo, con calice a 5 lobi molto corti.
Habitat: Terreni acidi o neutri e cresce su rupi e terreni ghiaiosi, pascoli o costituisce sottobosco di boschi di aghifoglie radi. Vive solitamente nella fascia di media-alta montagna, ma non è rara anche a quote inferiori.
Fioritura La pianta fiorisce in giugno-luglio

giovedì 12 giugno 2008

Piantina della Flora Endemica delle Alpi Liguri

Dopo aver effettuato l'analizi floristica percorrendo il "sentiero degli Alpini" abbiamo realizzato una cartina e una guida.
Nella cartina vengono evidenziati i punti nei quali si possono osservare le spece vegetazionali caratteristiche del "sentiero degli alpini". Le quali appartengono in larga parte alla associazione fitosociologica della "Saxifraga Lingutae" ovvero l'associazione di piante endemiche delle Alpi liguri su suoli rocciosi basici calcarei delle alte vette.
Nei prossimi giorni verranno pubblicate le schede di tutte le specie e sottospecie endemiche presenti in questo sentiero ed in questa associazione molto importante per lo stesso "Parco delle Alpi Marittime Ligure"; presenti nella nostra guida.

lunedì 9 giugno 2008

Analisi del territorio delle Alpi Liguri

Continuando la valorizzazzione del "Sentiero degli Alpini" siamo stati commissionati successivamente dal Dip.Ter.Ris. di eseguire una serie di pannelli per il SIC (sito di interesse comunitario) sulla flora endemica presente.
Anche in questo caso abiiamo deciso di effettuare dei mini tabelloni i quali saranno posizionati lungo il "Sentiero degli alpini"; qui sottostantemente sono riportati i pannelli.

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Nelle Alpi liguri, una situazione climatica molto particolare, prodotta dall’incontro di tre diversi climi (mediterraneo, alpino, sub-continentale), e la complessità morfologica dei terreni, hanno favorito lo sviluppo di una flora notevolmente varia con la presenza di numerosi endemismi.
In altre regioni è difficilmente riscontrabile una simile varietà che si manifesta in proporzioni così vaste come in questa parte di Liguria.
Il botanico ginevrino Emile Burnat, che allo studio appassionato della flora di questo settore dedicò gran parte della sua vita, affermava che il numero di piante di questa parte delle Alpi “supera di molto quello di ogni altro territorio europeo di uguale superficie”.
Le valli dell’entroterra, perpendicolari alla costa, lasciano penetrare in profondità il clima costiero che favorisce lo sviluppo della vegetazione di tipo mediterraneo (cisti, timo, ginestra, etc.) ad altitudini inconsuete.
Salendo di quota s’incontra invece la vegetazione tipicamente alpina, con praterie e vasti boschi di abete e larici.
Nella fascia collinare s’incontrano due specie introdotte dall’uomo: l’ulivo, che si può trovare fino ad 800 metri di quota, e il castagno, soprattutto sul versante piemontese.
Sui monti Toraggio (1971 metri) e Pietravecchia (2038 metri), nell’alta val Nervia, vaste distese di larici con sottobosco di rododendri ricordano paesaggi di regioni alpine molto più settentrionali, mentre poco più in basso s’incontrano piante della macchia mediterranea.
Su questi due monti, assistiamo a eccezionali risalite in quota delle piante mediterranee, il timo su tutte le altre (ascende fino ad oltre 1900 metri sul Pietravecchia).
Meritano una citazione anche il leccio (tra gli alberi), le ginestre, l’alaterno, il lentisco (tra gli arbusti della macchia), la còrida (Coris monspeliensis), l’onònide minutissima (Ononis minutissima) e il cìtiso argenteo (Argyrolobium zanonii).
Alla risalita delle specie mediterranee si oppone la discesa delle specie sub-continentali e alpine, ad esempio la sassìgrafa autunnale (Saxigrafa aizoides) e la draba aizoide (draba aizoides) scendono a 1400-1500 metri.
Ovviamente, “salite” e “discese” portano a contiguità e coesistenze che hanno realmente dell’incredibile; il connubio più significativo è quello tra il timo e la sassìgrafa a foglie opposte (Saxifraga oppositifolia), che, a 1500 metri di quota, sul versante meridionale del Pietravecchia, occhieggiano dalla medesima fenditura: un fatto unico nell’intero arco alpino.
E pensare che questa sassìgrafa, in Groenlandia, si spinge fin sulle coste settentrionali, a 83° di latitudine nord; se al polo vi fossero rocce, anziché ghiacci, questa specie vi riuscirebbe a sopravvivere!
Per quanto riguarda la fauna, anche il popolamento animale risente di queste particolari condizioni climatiche e geologiche.
Al di là degli animali più comuni (cinghiali, volpi, la gran parte degli uccelli etc.), le specie più significative delle Alpi liguri sono essenzialmente quelle a distribuzione alpina, assenti dal resto della Liguria, e quelle che a causa delle modifiche degli habitat, dell’inquinamento o per via di una caccia indiscriminata sono divenute ormai rare quasi ovunque.
Le vette, le gole rocciose e i boschi meno accessibili della vallate alpine liguri hanno, infatti, offerto rifugio a molti animali altrimenti a rischio di estinzione.
Segnaliamo qui di seguito gli animali più caratteristici delle Alpi liguri distinti per ambienti.
Tra quelli della macchia e della boscaglia mediterranea segnaliamo: il colubro lacertino (il più grande serpente europeo che può superare i due metri di lunghezza) e la rarissima lucertola occellata (questa specie sembrava definitivamente scomparsa, ma in questi ultimi anni sono stati segnalati alcuni esemplari nell’imperiese).
I grandi boschi montani ospitano: la martora, (un mustelide che abita soprattutto i boschi di conifere), il gatto selvatico, il picchio nero (specie estremamente rara ritenuta da molti esperti l’elemento faunistico di maggior valore delle Alpi liguri), il gallo forcello, il gufo reale (il più grosso rapace notturno dei nostri boschi), lo sparviero e l’astore.
Negli ambienti alpino e subalpino si possono ammirare: l’ermellino, il camoscio, la lepre alpina, la marmotta e la pernice bianca.
Tutti questi animali frequentano le praterie d’altitudine più tranquille, generalmente nella fascia al di sopra delle foreste.
Infine, i grandi spazi in quota rappresentano anche il territorio di caccia dell’aquila reale: questo magnifico rapace nidifica sulle pareti rocciose più impervie delle alti valli ed è facile avvistarla sulle pendici del Monte Pietravecchia.